Lazy portfolio: una strategia semplice, vincente e… pigra per tutti gli investitori

Investire non deve essere complicato.
Più facile a dirsi o a farsi? La risposta potrebbe essere “dipende” … sì ma da chi? Beh da NOI sicuramente!

Per coloro che desiderano una gestione degli investimenti più rilassata senza rinunciare ai rendimenti, l’approccio del “lazy portfolio” può essere la risposta.
Sono emersi negli anni ’70 quando John Bogle ideò gli “Index funds”, fondi che seguono un approccio passivo, cercando di replicare un indice senza cercare di superarlo.
Gli ETF rappresentano un passo successivo rispetto agli index funds, condividendo la stessa filosofia di investimento ma, con la differenza, che vengono negoziati in modo continuo su diversi mercati azionari, proprio come le azioni di una società.

L’approccio lazy portfolio è basato sulla semplicità. Invece di cercare freneticamente i titoli migliori o seguire il mercato ogni giorno, gli investitori creano un portafoglio ben diversificato e lo mantengono nel tempo riducendo stress e la necessità di prendere decisioni frequenti (meno l’investitore interferisce, meglio è 😊).

Ci sono diversi tipi di portafogli Lazy: quelli più basilari consistono in uno o due ETF, mentre quelli più elaborati possono arrivare fino a più di 10-12 ETF; quest’ultima sembra essere la quantità massima raccomandata, ma naturalmente, ogni persona è libera di includerne di più nel proprio portafoglio se lo desidera.

Prima di addentrarci nelle analisi di alcuni dei maggiori portafogli pigri, voglio evidenziare quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell’utilizzo degli ETF in questa metodologia d’investimento.

I principali vantaggi sono:

  • SEMPLICITÀ: acquistare due o più ETF e riequilibrare il portafoglio una volta all’anno è un procedimento elementare;
  • BASSA INCIDENZA DEI COSTI: gli ETF sono significativamente più economici dei fondi gestiti attivamente (costano 10 volte meno). Un risparmio di questo genere nel lungo periodo “ingrassa” la tua performance non quella del gestore 😊 in quanto vale sempre il detto “i costi sono certi, il rendimento no”;
  • DIVERSIFICAZIONE: credo che questo termine non abbia bisogno di presentazioni!

Gli svantaggi principalmente sono due:

  • la conosciuta e rinomata INEFFICIENZA FISCALE degli ETF (non vi sto a tediare con la distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi)
  • l’INCREMENTO DELLA VOLATILITÀ che può toccare varie asset class a seconda della diversificazione di portafoglio!

Oggi analizzeremo il PERMANENT PORTFOLIO di Harry Browne.

Introdotto negli anni ’80, è un modello di investimento ben noto, rinomato per la sua semplicità e la capacità di essere replicato facilmente. Si caratterizza per un approccio difensivo e stabile attraverso la seguente allocazione:

  • 25% in azioni
  • 25% in oro
  • 50% in obbligazioni (25% obbligazioni a lungo termine e 25% obbligazioni a breve termine)

Questo equilibrio tra asset offre una diversificazione che mira a proteggere gli investitori in vari scenari di mercato, rendendolo una scelta interessante per coloro che cercano stabilità e resilienza nel tempo.

Nella versione Euro (in quanto quasi tutti i Lazy sono stati creati per gli investitori a stelle e strisce) potrebbe essere composto con i seguenti ETF.

25%: iShares Core MSCI World UCITS ETF

25%: Xtrackers Eurozone Government Bond 1-3 Acc

25%: Lyxor Euro Government Bond 25+Y (DR) UCITS ETF – Acc

25%: Invesco Physical Gold ETC

Il Permanent Portfolio ha ottenuto i seguenti risultati negli ultimi 20 anni:

  • 6.45% rendimento annualizzato;
  • 15,92% drawdown massimo;
  • 7,03% deviazione standard (un valore più basso suggerisce un rischio inferiore associato a una minore variabilità rispetto alla media).

Vogliamo enfatizzare ancora di più questi dati andando a ritroso per capire quanto avrebbe reso l’investimento di 1$ dal 1994?
Bene, guardate il grafico seguente.

Fonte: lazyportfolioetf.com


È ovvio precisare che i risultati del passato non saranno garanzia nel futuro, ma sicuramente chi aveva dato fiducia alla filosofia d’investimento di Harry Browne, tanto male non si deve essere trovato.

Nei prossimi articoli andremo ad analizzare altri portafogli pigri come il Golden Butterfly, il Pinwheel, David Swensen Portfolio ed il classico All Weather.

Alla prossima!

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